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COCUZZA&ASSOCIATI: Rischi e cautele quando si opera negli U.S.A.

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Con una recente ordinanza (Cass. Civ., Sez. I, Ord. 16 maggio 2016 n. 9978) la Corte di Cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite la questione della non riconoscibilità in Italia – per contrarietà all’ordine pubblico – della sentenza straniera di condanna al risarcimento dei cd. danni punitivi (punitive damages). Questa ordinanza rappresenta un campanello di allarme per gli operatori commerciali italiani che operano o hanno in programma di operare nel mercato USA.

Le sentenze di condanna al risarcimento di danni plurimilionari di cui ad oggi è stato richiesto il riconoscimento nel nostro ordinamento – poche, per ora – sono tutte in tema di responsabilità extracontrattuale (anche se non si può escludere possano giungere anche in tema di responsabilità contrattuale) e arrivano tutte da oltreoceano. E, almeno fino ad oggi, sono state tutte “respinte al mittente” sulla base dell’assunta contrarietà all’ordine pubblico italiano: condizione – questa – necessaria per l’ingresso nel nostro ordinamento.

In sostanza, la qualificazione – consolidata nel nostro ordinamento – della funzione della responsabilità (civile) quale riparatorio-compensativa, e non sanzionatorio-deterrente, ha di fatto impedito l’ingresso di sentenze straniere di condanna ai danni punitivi.

L’ordinanza in questione, tuttavia, sembra mettere in discussione i principi sino ad oggi applicati, alla luce dell’evoluzione del nostro sistema legislativo e giurisprudenziale che, in particolare negli ultimi anni, ha delineato diverse ipotesi di responsabilità a carattere punitivo (l’ordinanza cita le astraintes francesi – ritenute compatibili con l’ordine pubblico interno a seguito della sentenza del 15.4.2015 n. 7613 –, l’art. 96 del codice di procedura civile italiano che “sanziona” con una somma equitativamente determinata l’abuso del processo, l’art. 709 ter del codice di procedura civile italiano che prevede un risarcimento di natura punitiva in tema di esercizio della responsabilità genitoriale e modalità di affidamento della prole, ecc.).

I suesposti “indici” di polimorfia della responsabilità nel nostro ordinamento potrebbero favorire il riconoscimento di sentenze straniere di condanna al risarcimento di danni punitivi, peraltro di ammontare considerevole se si prendono a riferimento i precedenti giurisprudenziali stranieri che sino ad oggi sono stati oggetto della richiesta di riconoscimento (di norma, la condanna ai danni punitivi è per lo meno pari all’ammontare della condanna meramente “riparatoria” comminata).

Unico limite – ribadito anche dall’ordinanza in esame –  al riconoscimento in Italia di sentenze di condanna a danni punitivi di valore per così dire “abnorme” è il principio di proporzionalità, che viene inequivocabilmente riconosciuto quale principio di ordine pubblico interno. L’applicazione di tale principio, tuttavia, comporta una valutazione che tenga conto delle circostanze del caso concreto: la riconoscibilità o meno, in concreto, del danno punitivo rischierebbe quindi di essere demandata alla discrezionalità del singolo giudice.

Come tutelarsi da uno scenario che potrebbe rivelarsi foriero di “inaspettati” rischi, economici e giuridici allo stesso tempo?

Innanzitutto, particolare attenzione dovrà essere posta alla scelta della giurisdizione e della legge applicabile al rapporto, vista anche la storica tendenza dei tribunali americani ad esercitare la propria giurisdizione anche quando questa non risulti prevista dai rapporti contrattuali tra le parti.

In un contratto con una parte statunitense, la scelta della legge italiana e della giurisdizione italiana potrebbero, pertanto, porre a riparo la parte italiana da una potenziale condanna ai danni punitivi.

Per contro, la scelta della giurisdizione e della legge italiana potrebbe comportare anch‘essa delle problematiche. Infatti, poiché tra Italia e USA non è in vigore nessuna Convenzione sul riconoscimento reciproco delle sentenze, una sentenza italiana emessa nei confronti di un debitore statunitense rischierebbe di non essere riconosciuta negli USA.

Si potrebbe, pertanto, prevedere - nel contratto -  la legge italiana quale legge applicabile al contratto e le Corti italiane come competenti a dirimere eventuali controversie, con facoltà tuttavia per la parte italiana di adire le autorità giudiziarie statunitensi in determinati casi.

Una valida alternativa alla soluzione sopra esposta è rappresentata dall’arbitrato. Nei contratti, infatti, si potrebbe prevedere la giurisdizione arbitrale: i lodi (le sentenze degli arbitri), emessi in Italia o in USA, sono riconosciuti in virtù dell’adesione di entrambi i Paesi alla Convenzione di New York per il riconoscimento e l'esecuzione delle sentenze arbitrali straniere.

In ultimo, un utile accorgimento da parte dell’operatore che opera negli Stati Uniti potrebbe essere quello di stipulare, laddove possibile, un’assicurazione che copra anche i danni punitivi.

Avv. Marialaura Frittella

 

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