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BAKER MCKENZIE: Corte di Giustizia della UE: il lavoro intermittente non è discriminatorio 

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Dopo l’abolizione dei cosiddetti “Voucher” molte aziende si sono avvalse di altre tipologie di contratto flessibile e, prima fra tutte, il lavoro intermittente o “job-on-call”. Si tratta di un contratto attivabile qualora si presenti la necessità di utilizzare un lavoratore per prestazioni con una frequenza non predeterminabile, permettendo al datore di lavoro di servirsi dell’attività del lavoratore, chiamandolo all’occorrenza.

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è recentemente pronunciata negando la natura discriminatoria di tale formula contrattuale riconoscendo, tra l’altro, le esigenze di flessibilità dei datori di lavoro nell’attuale mercato del lavoro in Italia.

In particolare, con sentenza depositata il 19 luglio 2017, la Corte di Giustizia Ue ha confermato la legittimità della normativa italiana in materia di contratto di lavoro intermittente con specifico riferimento alla disposizione (attualmente contenuta all’articolo 13 del d.lgs. 81/2015) che consente l’assunzione di soggetti con particolari requisiti di età (nella fattispecie, meno di 24 anni purché le prestazioni vengano svolte entro il 25° anno). La Corte ha riconosciuto altresì la legittimità del conseguente recesso datoriale al raggiungimento del limite di età, escludendo che ciò determini un trattamento discriminatorio nei confronti del lavoratore.

La vicenda, ben nota alle cronache giudiziarie, sulla quale si è espressa la Corte di Giustizia, attiene al caso di un giovane lavoratore (avente all’epoca meno di 25 anni) assunto da una nota azienda multinazionale di moda mediante contratto di lavoro intermittente e licenziato al compimento del 25° anno per ragioni connesse al solo raggiungimento di tale limite anagrafico, come appunto consentito dalla normativa italiana per tale tipologia contrattuale. Il successivo giudizio instaurato dal lavoratore aveva visto il rigetto in prima istanza del ricorso e poi l’accoglimento del successivo appello (con conseguente reintegrazione nel posto di lavoro) poiché i giudici del gravame avevano ritenuto che la normativa italiana in questione fosse in contrasto con il divieto di discriminazione in base all’età sancito dalla Carta dei diritti fondamentali Ue e dalla direttiva 2000/78. Del caso veniva così investita la Cassazione, la quale a sua volta sottoponeva questione pregiudiziale alla Corte Ue circa la compatibilità della normativa nazionale sul contratto a chiamata con il divieto di discriminazione in base all’età sancito dalla normativa europea su richiamata.

La Corte Ue con la pronuncia in commento (caso C-143/16) ha definitivamente sancito che la normativa italiana non è contraria alla normativa europea perché persegue una finalità legittima di politica e di espansione del mercato del lavoro, con particolare riguardo alla più debole categoria sociale dei giovani, mediante strumenti appropriati e necessari a conseguire tale finalità.

In particolare, la Corte di Giustizia ha accolto le argomentazioni formulate dall’azienda e dal Governo Italiano rilevando come in un contesto di perdurante crisi economica e di crescita rallentata, la situazione di un lavoratore che abbia meno di 25 anni e che, grazie ad un contratto di lavoro flessibile può accedere al mercato del lavoro, è senz’altro preferibile rispetto alla situazione di colui che tale possibilità non abbia e che, per tale ragione, si ritrovi disoccupato. Dall’altro lato, la stessa Corte ha rilevato altresì come le aziende possano essere sollecitate ad assumere proprio dall’esistenza di uno strumento contrattuale poco vincolante e meno costoso rispetto al contratto di lavoro ordinario e, quindi, incentivate ad assorbire maggiormente la domanda d’impiego proveniente dai giovani. In definitiva, dunque, per la Corte Ue la normativa italiana in materia di lavoro intermittente per i lavoratori infraventicinquenni introduce certamente una differenza di trattamento dei lavoratori fondata sull’età, ma con la legittima finalità di favorire l’occupazione giovanile e consentire a tali lavoratori di avere una prima esperienza lavorativa funzionale al successivo accesso stabile al mercato del lavoro.

Vi è da segnalare che il Governo Italiano, da parte Sua, proprio in seguito alla abolizione della vecchia disciplina dei voucher e al fine di offrire alle imprese uno strumento di flessibilità equipollente, sta prendendo in considerazione la possibilità di eliminare i limiti di età oggetto dello scrutinio dei giudici europei e consentire quindi l’assunzione a chiamata di qualsiasi lavoratore.

Per ulteriori informazioni:

avv. Uberto Percivalle

Partner, Milan

T +39 0276231 330

uberto.percivalle@bakermckenzie.com

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Senior Associate, Milan

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sergio.antonelli@bakermckenzie.com

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