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COCUZZA&ASSOCIATI:Il rischio di perdita del credito per mancanza delle bolle di consegna

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di Roberto Tirone

 

Le bolle di consegna sono state spesso considerate “burocrazia” o documenti che attengono solamente al rapporto tra colui che spedisce ed il trasportatore. Per tale ragione, raramente le bolle di consegna vengono adeguatamente raccolte e conservate dalle società.

Rimane il retro-pensiero che in caso di necessità le bolle di consegna possono sempre essere chieste ai trasportatori. Ma i trasportatori, dopo un anno dalla consegna, spesso si disfano delle bolle di consegna, non ritenendole più utili in quanto i diritti derivanti dal contratto di trasporto si prescrivono in un anno ai sensi dell’art. 2951 c.c.

Inoltre, quando il venditore concorda il ritiro della merce “franco fabbrica” o più propriamente “EXW” o anche “FCA” (terminologia degli Incoterms 2010) perde di fatto il controllo del trasporto della propria merce e non riesce quindi ad ottenere facilmente la prova della consegna della merce al proprio compratore.   

Tale situazione fa sì che la società che ha spedito i beni e che è divenuta creditrice nei confronti dei propri clienti proprio per aver loro consegnato i beni, non è in grado di provare documentalmente la consegna della merce, rischiando, così di perdere il credito.

È noto che spesso per recuperare un credito si richiede al Tribunale un decreto ingiuntivo. Con la richiesta del decreto ingiuntivo, si può provare il credito con le fatture e le bolle di consegna o sostituire le bolle di consegna con l’estratto autentico notarile dei libri contabili.

In caso di opposizione al decreto ingiuntivo, però, l’estratto autentico notarile diviene insufficiente e la società creditrice è tenuta a provare di aver consegnato la merce. Se non si è in possesso delle bolle di consegna, a volte è possibile provare la consegna con dichiarazioni del vettore o con prove testimoniali. Altre volte, invece, i Tribunali esigono la prova documentale, cosicché la mancanza delle bolle di consegna può porre a rischio il recupero del credito.

Se poi il debitore fallisce il riconoscimento del credito del venditore diventa ancora più complicato. Infatti, quando si sottopone al curatore la propria ammissione al passivo, il curatore pretende la prova dell’esecuzione della propria obbligazione da parte dell’asserito creditore: in altre parole pretende la prova della consegna dei beni al creditore. In tal caso, la documentazione deve avere una data anteriore alla data del fallimento (e la data dovrebbe essere certa) e, pertanto, le dichiarazioni di avvenuta consegna emesse ex post dal vettore hanno un valore molto limitato.

In sede fallimentare, dunque, vi è il concreto rischio che il credito non venga ammesso, per mancanza delle bolle di consegna, ovvero per mancanza di adeguata prova della consegna delle merci al debitore.

Come prevenire tale potenziale danno? Il migliore strumento né certamente quello di adottare idonee procedure interne all’azienda.

Le società (soprattutto le multinazionali) oggi hanno un numero rilevante di procedure interne che regolano i comportamenti e le attività delle varie società del gruppo in qualsiasi campo. Sarebbe sufficiente – al fine di non trovarsi in difficoltà quando si devono recuperare i crediti – adottare una policy per la quale periodicamente (ad esempio mensilmente) i vettori trasmettono alla società le bolle di consegna sottoscritte dal destinatario (od almeno firmate dal vettore stesso). Tale procedura è certamente più facile da concordare con il vettore e da implementare ove la società gestisca il trasporto delle proprie merci ai vari clienti.   

Quanto alla data certa delle bolle di consegna, spesso richiesta nelle procedure concorsuali, essa potrebbe essere conferita dall’invio a mezzo PEC da parte del vettore del file contenente copia delle bolle stesse. 

 

www.cocuzzaeassociati.it

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