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COCUZZA&ASSOCIATI: DLGS 231/2001: La nuova legge sul whistleblowing

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di Roberto Tirone

 

Recentemente è stata approvata la legge sul whistleblowing, ossia la legge sulle segnalazioni che possono essere effettuate dai dipendenti su rischi di commissione di reati od irregolarità rilevanti ai fini del DLGS 231/2001.

Da una prima interpretazione, il testo della legge sembrerebbe prevedere che le società debbano istituire – nell’ambito della compliance 231/2001 - un canale per le segnalazioni ed, altresì un canale informatico alternativo che garantisca la riservatezza dell’identità del segnalante.

I Modelli Organizzativi e di Gestione andranno, quindi, aggiornati sia in tema di modalità con le quali i dipendenti possono effettuare le segnalazioni, sia in tema di sanzioni per coloro che abusano del sistema di whistleblowing, o che violano la riservatezza dell’identità del segnalante.

La recente legge, infatti, pone al centro del proprio interesse la riservatezza dell’identità del segnalante, disponendo che deve essere previsto il mantenimento della riservatezza dell’identità del segnalante anche nelle attività di gestione della segnalazione e durante le investigazioni, prevedendo sanzioni per chi viola le misure di tutela del segnalante.

Ci si domanda: l’identità del segnalante non può essere neppure comunicata quando è necessaria la testimonianza del segnalante stesso, ad esempio, per sanzionare chi ha commesso il reato o l’irregolarità?

In base ai principi che regolano il processo penale, il pubblico ministero potrà/dovrà, in caso di rinvio a giudizio di colui che ha commesso il reato denunciato dal segnalante, comunicare al difensore della persona inquisita il nome del segnalante. Tale principio trova applicazione anche in sede civile e, quindi, colui che impugna la sanzione disciplinare ha diritto di conoscere il nome del segnalante?

E se la società avesse la necessità di chiamare quale testimone il segnalante, può indicarlo?

La possibilità di comunicare – nelle sedi giudiziarie – il nome del segnalante sembra essere stata presa in considerazione dal legislatore, atteso che nella legge viene disposto il divieto di atti di ritorsione o discriminatori nei confronti del segnalante, la nullità dei licenziamenti ritorsivi o discriminatori nei confronti del segnalante; la nullità dei mutamenti di mansioni od altra misura ritorsiva o discriminatoria nei confronti del segnalante e l’inversione dell’onere della prova in sede processuale (il datore di lavoro deve provare che l’irrogazione di sanzioni disciplinari, demansionamenti, licenziamenti, trasferimenti od atri provvedimenti negativi per il segnalante sono estranei alla segnalazione effettuata).

Quale contraltare rispetto alle tutele per il segnalante previste dalla nuova legge, peraltro, il legislatore ha previsto delle sanzioni per chi effettua segnalazioni con dolo o colpa grave che si rivelano infondate.

 

www.cocuzzaeassociati.it

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