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ABBATESCIANNI STUDIO LEGALE E TRIBUTARIO: Durata della società a responsabilità limitata e recesso del socio

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dell' Avv. Giovanni Izzo 

Come per tutti i contratti di durata, anche per le società a responsabilità limitata (s.r.l.) la legge italiana prevede la possibilità per il socio di recedere.

L’articolo 2473 del codice civile riconosce al socio il diritto di recedere, oltre che nei casi espressamente previsti nell’atto costitutivo, anche quando lo stesso non abbia consentito al cambiamento dell’oggetto sociale o del tipo di società, alla sua fusione o scissione, alla revoca dello stato di liquidazione, al trasferimento della sede all’estero, alla eliminazione di una o più cause di recesso previste dall’atto costitutivo e al compimento di operazioni che comportano una sostanziale modificazione dell’oggetto sociale determinato nell’atto costitutivo o dei diritti particolari attribuiti al socio ai sensi dell’art. 2468 c.c.

In aggiunta alle ipotesi sopra elencate, il diritto di recesso può essere altresì esercitato quando:

-          l’atto costitutivo preveda l’intrasferibilità della quota o subordini il suo trasferimento al mero gradimento degli organi sociali (art. 2469 codice civile);

-          sia deliberato l’aumento di capitale sociale con emissione di nuove quote in favore di terzi (art. 2481 bis codice civile);

-          vengano introdotte, siano soppresse o modificate in maniera importante eventuali clausole compromissorie contenute nell’atto costitutivo (art. 36 D.Lg. 5/2003);

-          la società capogruppo sia stata condannata ai sensi dell’art. 2497 quater codice civile.

Oltre alle ipotesi appena elencate, resta comunque sempre valida la regola generale, cristallizzata nella disposizione contenuta nel secondo comma dell’art. 2473 del codice civile, per cui il socio può sempre recedere, dando un preavviso di 180 giorni (o più, se diversamente disposto dall’atto costitutivo), quando la società sia stabilita a tempo indeterminato.

A lungo si è discusso, e tuttora si continua a discutere, della possibilità per il socio di ricorrere a tale ipotesi di recesso ad nutum quando la società abbia un termine ben determinato, ma comunque eccedente la normale durata della vita umana.

Sulla questione la giurisprudenza non ha mancato di sottolineare come una durata della società superiore a quella media della vita umana non possa che comportare l’applicazione della disciplina prevista per le società contratte a tempo indeterminato.

La Cassazione, con la pronuncia n. 9662 del 22 aprile 2013, ha, in particolare, riconosciuto l’assimilabilità di una società costituita con durata fino al 2100 ad una società con durata illimitata, precisando che, in presenza di un termine fissato in epoca così lontana nel tempo, tanto da superare la prospettiva di vita della persona fisica e di operatività di un soggetto collettivo, debbano trovare spazio le ragioni che hanno portato il legislatore, che ha sempre guardato con sfavore ai vincoli perpetui, a prevedere il recesso ad nutum per le società contratte a tempo indeterminato.

La previsione di un termine di durata del soggetto collettivo ha, secondo i giudici di legittimità, la funzione di stabilire se l’aspettativa di vita dell’ente sia congrua rispetto al progetto che con esso si intende perseguire.

La mancata previsione di un termine di durata viene, perciò, ricollegata alla intrinseca perpetuità del progetto imprenditoriale o, in alternativa, alla difficoltà di stabilire a priori il tempo necessario per giungere al conseguimento dell’oggetto sociale.

Ne consegue, pertanto, che fissare un termine per la durata della società in un momento eccessivamente lontano nel tempo, potrebbe impedire di ricostruire quale sia stata l’effettiva volontà delle parti del contratto sociale nella scelta tra società contratta a tempo determinato e società contratta a tempo indeterminato.

Non potrebbe, quindi, escludersi che l’indicazione di una durata spropositata rispetto alla vita dei soci o rispetto all’oggetto sociale che si intende perseguire abbia, in realtà, un intento elusivo degli effetti che si produrrebbero con una dichiarazione esplicita di durata indeterminata, che potrebbe essere corretto solo con un intervento interpretativo che garantisca al socio le tutele previste dall’ordinamento con riferimento alle società con durata illimitata.

La linea portata avanti dalla Cassazione è stata di recente seguita anche dalla giurisprudenza di merito.

In particolare, le sezioni specializzate in materia di impresa del Tribunale di Roma (sentenza del 22 ottobre 2015) e del Tribunale di Torino (pronuncia del 5 maggio 2017), hanno riconosciuto il diritto di recesso con preavviso con riferimento a società con termine al 2100, considerando una simile durata sostanzialmente illimitata.

Nello specifico, il collegio piemontese ha fatto interamente proprie le argomentazioni della Corte di Cassazione, applicando il principio secondo cui devono considerarsi costituite a tempo indeterminato, non solo le s.r.l. con durata eccedente la normale vita umana, ma anche le s.r.l. che siano costituite per un termine particolarmente lungo, tale per cui debba ritenersi superato l’orizzonte temporale ragionevolmente ricollegabile al raggiungimento dello scopo della società.

L’orientamento giurisprudenziale che va, quindi, affermandosi impone agli operatori del diritto di prestare particolare attenzione all’elemento della durata temporale delle società a responsabilità limitata, onde evitare un’applicazione più ampia e generalizzata, rispetto a quanto desiderato, delle tutele riconosciute ai soci di s.r.l. contratte a tempo indeterminato.

**VERSIÓN EN ESPAÑOL**

Como para todos los contratos de duración en el tiempo, también para las sociedades limitadas (s.r.l.), la ley italiana prevé la posibilidad de separación del socio.

El artículo 2473 del código civil reconoce al socio el derecho de separarse de la sociedad, además de en los casos expresamente previstos en la escritura de constitución, cuando el socio no haya permitido el cambio del objeto social o del tipo de sociedad, su fusión o escisión, la revocación de la situación de liquidación, el traslado del domicilio al extranjero, la eliminación de una o mas causas de separación previstas en la escritura de constitución o como consecuencia de las operaciones que comporten una sustancial modificación del objeto social determinado en la escritura de constitución o de los derechos particulares atribuidos al socio en virtud del art. 2468 c.c.

Además de en las hipótesis arriba mencionadas, el derecho de separación puede ser también ejercitado cuando:

-          la escritura de constitución prevea la no transmisibilidad de la participación o subordine la sua transmisibilidad a la aprobación de los órganos sociales (art. 2469 cόdigo civil);

-          se acuerde el aumento del capital social con emisión de nuevas participaciones en favor de terceros (art. 2481 bis código civil);

-          se introduzcan, se suprima o se modifiquen de manera importante eventuales clausolas arbitrales contenidas en la escritura de constitución (art. 36 D.Lg. 5/2003);

-          la sociedad matriz haya sido condenada en base al art. 2497 quater código civil.

Además de las hipótesis apenas mencionadas, es siempre válida la regla general, contenida en la disposición del segundo apartado del art. 2473 del código civil, por la que el socio puede siempre separarse, dando un preaviso de 180 días (o mas si lo dispone la escritura de constitución) cuando la sociedad haya sido creada a tiempo indeterminado.

Se ha discutido ampliamente, y todavía se discute, sobre la posibilidad para el socio de recurrir a dicha hipótesis de separación ad nutum cuando la sociedad haya sido constituida por un plazo determinado pero superior a la normal duración de la vida humana.

Sobre la cuestión la jurisprudencia ha subrayado que la duración de la sociedad superior a la media de la vida humana da lugar a la aplicación de la disciplina prevista para las sociedades a tiempo indeterminado.

El Tribunal de Casación, con la decisión n. 9662 del 22 de abril de 2013, ha reconocido la similitud de una sociedad constituida con duración hasta el 2100 con una sociedad con duración ilimitada, precisando que, en presencia de un plazo fijado en un momento tan alejado en el tiempo, que supera las perspectivas de vida de la persona física y de operatividad de un sujeto colectivo, se admite la separación ad nutum prevista para las sociedades a tiempo indeterminado, en consideración del hecho que el legislador ha siempre considerado negativamente los vínculos perpetuos.

La previsión de un plazo de duración del sujeto colectivo tiene, según los magistrados, la función de establecer si la esperanza de vida del ente es congrua respecto al proyecto que se persigue.

La falta de previsión de un plazo de duración se conecta con el intrínseco caracter perpétuo del objeto empresarial o alternativamente a las dificultades de establecer a priori el tiempo necesario para alcanzar el objeto social.

De ello deriva que el fijar un plazo de duración de la sociedad en un momento excesivamente lejano en el tiempo, podría impedir reconstruir cual haya sido la efectiva voluntar de las partes del contrato social por lo que respecta a la elección entre sociedad a tiempo determidado y sociedad a tiempo indeterminado.

Non podría por tanto excluirse que la indicación de una duración desproporcionada respecto a la vida de los socios o al objeto social que se persigue tenga en realidad la intención de eludir los efectos que se producirían con una declaración explícita de duración indeterminada, que podría ser corregido solo con una interpretación que garantice al socio las tutelas previstas por el ordenamiento con referencia a las sociedades con duración ilimitada.

La línea seguida por el Tribunal de Casación ha sido seguida también por los Tribunales.

En particular, las secciones especializadas en materia de empresa del Tribunal de Roma (sentencia del 22 de octubre de 2015) y del Tribunal de Turín (decisión del 5 de mayo de 2017) han reconocido el derecho de separación con preaviso con referencia a sociedades con duración hasta el 2100, considerando dicha duración como ilimitada.

El Tribunal piemontés ha acogido las argumentaciones del Tribunal de Casación, aplicando el principio según el cual deben considerarse constituidas a tiempo indeterminado no solo las s.r.l. con duración superior a la normal vida humana, sino también las s.r.l. que hayan sido constituidas por un plazo muy amplio, que deba considerarse superado el horizonte temporal razonable necesario para la consecución del objeto social.

La orientación jurisprudencial que va, por tanto, imponiéndose obliga a los operadores del derecho a prestar particular atención a la duración temporal de las sociedades limitadas, con el fin de evitar una aplicación mas amplia y generalizada, respecto a cuanto deseado, de las tutelas reconocidas a los socios de s.r.l. a tiempo indeterminado.

 

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